Archive for the ‘gestione faunistica’ Category
In Italia vivono diverse specie di scorpioni tutti del genere Euscorpius e non pericolosi per l’uomo, nonostante possano pungerlo. L’Euscorpius italicus è la specie più grande è può raggiungere i 50 mm di lunghezza. E’ di solito di colore nero o marrone ed è la specie più frequentemente ritrovabile in ambienti frequentati dall’uomo (case, legnaie, cantine). L’ Euscorpius flavicaudis è diffuso in prevalenza nel settore occidentale e tirrenico. E’ una specie di grandi dimensioni (dai 35 ai 45 mm) e predilige i luoghi umidi e i prati molto più della specie italicus, ma è possibile ritrovarlo in ruderi, sotto pietre e in manufatti umani. Euscorpius tergestinus è diffuso nel nord-est della Penisola ed è solitamente di colore chiaro. Gli scorpioni italiani hanno scarsa o nulla aggressività nei confronti dell’uomo e un veleno quasi innocuo e dagli effetti comunque inferiori alla puntura di un imenottero (ape, vespa). Modesto dolore, modesto gonfiore solo per gli esemplari più grossi. Fanno eccezione, come per le punture degli imenotteri, i soggetti allergici al veleno di scorpione che possono reagire in modo sproporzionato ad un veleno di per se debole. Sono animali timidi e rigorosamente notturni; di notte, infatti, diventano molto attivi, esplorano il territorio accuratamente e sono decisamente vivaci. Hanno bisogno di umidità e in ambienti troppo secchi non sopravvivono. A dispetto di quanto li si dipinga aggressivi gli scorpioni non sono affatto desiderosi di pungere anzi, il fatto stesso di averli stanati, li terrorizza quasi fino a paralizzarli, e di solito si possono raccogliere senza problemi mentre mantengono una posizione contratta di difesa, con zampe raccolte contro il corpo e “coda” piegata minacciosamente sulla schiena (si possono anche prendere a mani nude afferrando tra due dita proprio la “coda”, ma per sicurezza e per non danneggiarli è più pratico usare una piccola scatola in cui farli cadere). Se poi uno scorpione vi cammina su una mano non pungerà mai il substrato su cui poggia le “zampe” per cui tranquilli! Dunque, se vi imbattete in uno scorpione, niente crisi di panico, niente urli, né morti o feriti… se non li sopportate, basterà allontanarli dall’abitazione, senza ucciderli, con l’aiuto (per es.) di un cartoncino su cui farlo salire. Ricordate però che gli scorpioni sono degli abili predatori che vi libereranno dagli insetti “fastidiosi” (larve della farina, zanzare). Speriamo quindi che d’ora in poi qualcuno di voi sappia guardare con occhio più amichevole e privo di pregiudizi questi fossili viventi che hanno visto nascere e scomparire i dinosauri!
2) Perché sono efficaci soltanto per brevi periodi e presto il problema si ripresenterà in modo ancora più grave, mentre i ratti avranno imparato ad evitare le esche (si tratta di mammiferi molto intelligenti) o peggio avranno sviluppato una resistenza.
3) Perché è una crudeltà verso gli animali: le esche agiscono come anticoagulanti, causando una lentissima (12-15 giorni!) e dolorosa morte per emorragie ripetute e soffocamento.
4) Perché le carcasse degli animali morti per aver ingerito le esche avvelenate sono esse stesse pericolose per la salute pubblica, per gli animali domestici e selvatici, e rappresentano un rischio sanitario non trascurabile.
5) Perché esistono delle alternative ecologiche e non cruente alla derattizzazione classica
Le alternative ecologiche e non cruente alla tradizionale derattizzazione, che ha non pochi svantaggi e risulta pericolosissima per l’ambiente, l’uomo e gli animali, esistono: testato in una delle citta’ piu’ difficili per la presenza di colonie infestanti, un nuovo metodo scientifico e’ stato in grado di ridurre in maniera significativa la presenza di roditori in ambiente urbano. Vengono di seguito riportate le fasi di questo lavoro ma dobbiamo avvisare che questa descrizione ha solo valore metodologico per dimostrare la fattibilita’ del progetto e non e’ detto che possa essere applicato tal quale in altre realta’. Ogni realta’ necessita di uno studio preliminare per rendere efficace questo progetto che non presenta spreco di soldi, inquinamento e crudelta’. Invitiamo tutti coloro che desiderano applicare un metodo finalmente risolutivo al discorso derattizzazione a contattarci o contattare direttamente l’Assessorato all’Ambiente di Genova. Fase preliminare: Sono state identificate le zone in cui testare questo nuovo approccio scientifico. Sono stati identificati tutti i fattori di rischio presenti nelle zone selezionate che si possono dividere in: a) dati fissi: non modificabili nel tempo – condizioni degli edifici, presenza di grate e finestre, presenza costante di venditori ambulanti, presenza di servizi igienici, ecc. b) dati variabili: variabili nel tempo – pulizia e manutenzione di strade e aree verdi, manutenzione tombini e cassonetti, presenza di residui di cibo, ecc. Fase operativa: E’ stata effettuata la raccolta dei dati con apposite schede ed è stata monitorata la presenza dei roditori tramite posizionamento periodico di cibo in quantita’ nota. In questo modo e’ stato possibile monitorare con sufficiente precisione luoghi, comportamenti e posizioni delle popolazioni di roditori e metterle in relazione con fattori ambientali e/o strutturali avvenuti per cercare di diminuirne l’impatto a livello sociale. Conclusioni: potendosi avvalere di un progetto che considera dati di tipo biologico, ambientale e statistico è possibile intervenire nei cosiddetti “punti critici” per diminuire drasticamente eventuali danni prodotti dalle colonie di roditori. E’ possibile evidenziare come interventi strutturali minimi, e quindi notevolmente vantaggiosi dal punto di vista economico, ma nei posti giusti, siano in grado di creare annullamento o diminuzione della presenza di roditori in maniera definitiva, non inquinante e non cruenta. Tanto per essere chiari: togliere un cassonetto e chiudere una grata identificata come punto critico con un lavoro di 100 euro in totale puo’ essere piu’ efficace che non migliaia di euro in interventi strutturali grossi o derattizzazione cruente ed inutili (che funzionano solo a brevissimo termine).
La sola presenza dei gatti tende ad allontanare topi e ratti. Più gatti ci sono meglio è. Di solito i gatti non mangiano i ratti (completamente inutile affamare i gatti per costringerli a mangiarli) ma danno loro la caccia disturbando fortemente le loro attività e alla fine li allontanano.
Cosa significa “biosoluzioni” ?
Soluzioni ecologiche, rispettose dell’ambiente e della vita, ai problemi con gli animali nocivi e l’ambiente.
Da quando l’uomo ha iniziato a incrementare mezzi e metodi per sfruttare al massimo le risorse naturali senza pensare alle conseguenze, sono aumentati in modo esponenziale i fenomeni di interazione tra la fauna selvatica e l’attività antropica. Va ricordato che i danni subiti non sono da imputare alla fauna bensì sono la conseguenza dello stile di vita dell’uomo moderno.
L’associazione MIFA onlus si prefigge pertanto lo scopo di proporre, ideare e indirizzare le singole persone, le Amministrazioni e gli Enti sensibili alle tematiche ambientali e naturalistiche verso metodi di controllo ecologico e di prevenzione dei danni.
In questa sezione sono presenti riferimenti alle più diffuse problematiche che vedono interagire la fauna selvatica e gli agroecosistemi ma non solo, MIFA onlus è impegnata in progetti di informazione e divulgazione relativi a tre filoni importanti di ricerca scientifica:
1) ROAD ECOLOGY
2) WILDLIFE CONTRACEPTION
3) WILDLIFE MANAGEMENT

