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Avete l’orto invaso dalle lumache e/o limacce?
Le lumache, nonostante si nutrano di foglie fresche, difficilmente producono danni seri ai raccolti, anche se presenti in grande numero: tutto ciò che fanno è rosicchiare qualche foglia (più che altro un “danno” estetico).
La bava delle lumache e limacce contiene delle sostanze ad effetto antimicrobico, fungicida e disinfettante agendo così da antiparassitario naturale.
2) Perché sono efficaci soltanto per brevi periodi e presto il problema si ripresenterà in modo ancora più grave, mentre i ratti avranno imparato ad evitare le esche (si tratta di mammiferi molto intelligenti) o peggio avranno sviluppato una resistenza.
3) Perché è una crudeltà verso gli animali: le esche agiscono come anticoagulanti, causando una lentissima (12-15 giorni!) e dolorosa morte per emorragie ripetute e soffocamento.
4) Perché le carcasse degli animali morti per aver ingerito le esche avvelenate sono esse stesse pericolose per la salute pubblica, per gli animali domestici e selvatici, e rappresentano un rischio sanitario non trascurabile.
5) Perché esistono delle alternative ecologiche e non cruente alla derattizzazione classica
Le alternative ecologiche e non cruente alla tradizionale derattizzazione, che ha non pochi svantaggi e risulta pericolosissima per l’ambiente, l’uomo e gli animali, esistono: testato in una delle citta’ piu’ difficili per la presenza di colonie infestanti, un nuovo metodo scientifico e’ stato in grado di ridurre in maniera significativa la presenza di roditori in ambiente urbano. Vengono di seguito riportate le fasi di questo lavoro ma dobbiamo avvisare che questa descrizione ha solo valore metodologico per dimostrare la fattibilita’ del progetto e non e’ detto che possa essere applicato tal quale in altre realta’. Ogni realta’ necessita di uno studio preliminare per rendere efficace questo progetto che non presenta spreco di soldi, inquinamento e crudelta’. Invitiamo tutti coloro che desiderano applicare un metodo finalmente risolutivo al discorso derattizzazione a contattarci o contattare direttamente l’Assessorato all’Ambiente di Genova. Fase preliminare: Sono state identificate le zone in cui testare questo nuovo approccio scientifico. Sono stati identificati tutti i fattori di rischio presenti nelle zone selezionate che si possono dividere in: a) dati fissi: non modificabili nel tempo – condizioni degli edifici, presenza di grate e finestre, presenza costante di venditori ambulanti, presenza di servizi igienici, ecc. b) dati variabili: variabili nel tempo – pulizia e manutenzione di strade e aree verdi, manutenzione tombini e cassonetti, presenza di residui di cibo, ecc. Fase operativa: E’ stata effettuata la raccolta dei dati con apposite schede ed è stata monitorata la presenza dei roditori tramite posizionamento periodico di cibo in quantita’ nota. In questo modo e’ stato possibile monitorare con sufficiente precisione luoghi, comportamenti e posizioni delle popolazioni di roditori e metterle in relazione con fattori ambientali e/o strutturali avvenuti per cercare di diminuirne l’impatto a livello sociale. Conclusioni: potendosi avvalere di un progetto che considera dati di tipo biologico, ambientale e statistico è possibile intervenire nei cosiddetti “punti critici” per diminuire drasticamente eventuali danni prodotti dalle colonie di roditori. E’ possibile evidenziare come interventi strutturali minimi, e quindi notevolmente vantaggiosi dal punto di vista economico, ma nei posti giusti, siano in grado di creare annullamento o diminuzione della presenza di roditori in maniera definitiva, non inquinante e non cruenta. Tanto per essere chiari: togliere un cassonetto e chiudere una grata identificata come punto critico con un lavoro di 100 euro in totale puo’ essere piu’ efficace che non migliaia di euro in interventi strutturali grossi o derattizzazione cruente ed inutili (che funzionano solo a brevissimo termine).
La sola presenza dei gatti tende ad allontanare topi e ratti. Più gatti ci sono meglio è. Di solito i gatti non mangiano i ratti (completamente inutile affamare i gatti per costringerli a mangiarli) ma danno loro la caccia disturbando fortemente le loro attività e alla fine li allontanano.

Vespa crabro (Calabrone)
PREVENZIONE: Per prevenire nuove colonizzazioni da parte di vespe e calabroni ed evitare il loro occasionale ingresso all’interno delle abitazioni è spesso sufficiente l’installazione di zanzariere alle finestre, provvedere ad una accurata gestione dei rifiuti e degli alimenti, evitando l’abbandono incontrollato di sostanze organiche (in particolare zuccheri, carni, ed altre sostanze proteiche) fortemente attrattive nei loro confronti.
Vespe e calabroni (molto più raramente le api) possono costruire i favi in prossimità o addirittura all’interno degli edifici stessi, in luoghi tranquilli e riparati.
Per evitare spiacevoli sorprese è perciò opportuno:
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| Le vespe del genere Polystes che ho ospitato nel mio terrazzo per una stagione |
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| Una vespa fotografata da vicino in prossimità del favo che si trovava all’interno del buco che si vede in figura. Si può notare come nonostante io fossi vicinissima al nido le vespe non mi attaccassero, poiché mi “conoscevano” come “amica” e non pericolosa per loro. |

Bombo, Bombus sp.

Ape, Apis mellifera
Forse qualcuno non lo sa ma insetti come api, bombi ed affini sono animali protetti dalla legge (Legge313/2004.)
Quando sento parlare di insetticidi per le api o insetticidi in genere mi vengono i brividi e mi domando se chi li usa è veramente consapevole del danno di cui si rende responsabile spargendo questi veleni nell’ambiente.
Se non vi importa della vita delle altre specie e dell’ambiente pensate almeno a quella dei vostri figli o delle generazioni future, che sarà un inferno nel momento in cui dovessero scomparire le api: non uccidetele e non usate insetticidi! Per chi non lo sapesse infatti l’ecosistema non è qualcosa di estraneo a noi ma una trama di cui noi siamo soltanto una maglia, assieme a migliaia di altre specie: tutto è interconnesso e qualunque danno alle spese di una specie o di un ambiente si ripercuote su tutto il sistema con conseguenze più o meno catastrofiche.
Come fare allora se vi trovate di fronte a degli imenotteri e temete di essere punti?
Capisco l’apprensione di una persona allergica al veleno o che ha bambini piccoli o animali domestici ma non bisogna lasciarsi prendere dal panico: esistono dei modi per evitare di farsi pungere, senza per questo uccidere gli insetti e seminare morte e distruzione con insetticidi e veleni. Vediamo come comportarci con le api (ma vale un po’ per tutti gli imenotteri volanti, comprese le vespe ed i calabroni):
Gli ultrasuoni sono suoni ad alta frequenza (superiore a 20 KHz) normalmente non percepibili dall’orecchio umano ma avvertiti da molti animali. Se usati in modo opportuno, alle frequenze giuste (ciò dipende dall’animale che si vuole allontanare) e ad intensità sufficientemente alta causano notevole disturbo al delicato sistema uditivo e nervoso di alcuni animali, tra cui quelli considerati nocivi. Dato che molte creature selvatiche dipendono dal loro udito per la loro stessa sopravvivenza la ricerca ha dimostrato che interferire nella loro soglia di frequenza crea in loro un tale disturbo da essere costretti ad allontanarsi. I dissuasori ad ultrasuoni sono stati sviluppati specificamente per risolvere i problemi dell’incontro degli esseri umani, nella civiltà moderna, con insetti, roditori ed altri animali selvatici in modo civile e poco cruento nel rispetto degli animali stessi. I repellenti ultrasonici che utilizzano frequenze relativamente alte (32-80 KHz) sono particolarmente fastidiosi per topi, ratti, criceti, gerbilli, scoiattoli, furetti, alcuni insetti (in particolare falene) ma non sono pericolosi per gli esseri umani e per gli animali domestici e da cortile. Tuttavia esistono anche modelli con frequenze adatte ad allontanare gatti, cani, volpi, uccelli, la cui soglia di disturbo varia dai 18 ai 25 KHz. Gli uccelli sono poco sensibili agli ultrasuoni mentre vengono infastiditi da suoni più bassi in frequenza (dissuasori sonici) e da stimoli visivi, che risultano più efficaci nel loro allontanamento.
Si trovano in commercio diverse tipologie di dissuasori ultrasonici, a seconda della specie animale da allontanare e dall’ambiente in cui gli animali si trovano (chiuso o aperto, grande o piccolo, ecc.) : variano così le gamme di frequenza ultrasonica, le intensità, l’eventuale possibilità di modulazione, ecc.
La scelta dell’apparecchio adatto ed il suo corretto posizionamento sono fondamentali per garantirne l’efficacia. Spesso i rivenditori sono disinformati in materia e propongono apparecchi anche validi ma senza fornire le dovute spiegazioni con il risultato che questi poi non funzionano e vengono tacciati come inefficaci.
Vediamo di dare alcuni consigli per facilitare la scelta della soluzione migliore, che è sempre legata alla specie animale che si desidera allontanare e all’ambiente in cui si trova.
Iniziamo dalle caratteristiche di base degli ultrasuoni, qualche piccola conoscenza di base per sfruttare al meglio i dissuasori ed evitare inutili errori:
Gli ultrasuoni non oltrepassano facilmente le pareti: mentre la musica dal vostro stereo può riempire la vostra intera casa e, se abbastanza forte, può essere ascoltata attraverso le porte chiuse dai vostri vicini, il comportamento degli ultrasuoni per certi aspetti assomiglia più a quello della luce che a quello di un suono. Gli ultrasuoni non riescono infatti ad oltrepassare le superfici solide (pareti, pavimenti, soffitti) o girare intorno agli angoli. È per questo che potrebbe essere necessario installare più apparecchi entro una stessa area. Per visualizzare come gli ultrasuoni viaggiano, immaginiamo che il nostro speaker ultrasonico sia un faro: il suono si irradia verso l’esterno a forma di cono, gettando “ombre” dietro gli oggetti solidi e molto poca “luce” in altre stanze. Tanto più alta è la frequenza dell’ultrasuono e tanto più stretto, direzionale, è il cono proiettato, tanto più il suono si attenua con la distanza (raggiunge perciò distanze più brevi). Gli ultrasuoni si riflettono sulle superfici dure per riempire una stanza e sono assorbiti dalle superfici morbide come tappeti e tendaggi che non vanno perciò messi davanti. I dissuasori ultrasonici devono emettere ad un volume sufficiente ad infastidire gli animali da allontanare e dev’esserci la possibilità di variare la frequenza per evitare che gli animali vi si adattino ed eventualmente per sperimentare la frequenza più efficace in una data situazione. La superficie di copertura che può avere un dissuasore varia notevolmente a seconda di ogni singola stanza o spazio. La regola per quanto riguarda la copertura è semplice: un dispositivo a ultrasuoni può coprire solo la stanza in cui è installato, in una stanza da mt. 4×4 copre 16 mq, in un garage copre la sua superficie.
Se la stanza è grande 300 mq, un buon repellente (non tutti) può fornire una copertura adeguata se non ci sono molti ostacoli come mobili o prodotti immagazzinati nello spazio.
Con gli ostacoli, sarà necessario installare più di una unità per la massima efficacia: in caso di dubbio è sicuramente meglio posizionare 2 unità ai lati opposti della stanza.
Dissuasori per roditori
I roditori come ad esempio topi e ratti, sono particolarmente sensibili alle frequenze relativamente alte, che usano normalmente per comunicare, dai 32 agli 85 KHz. Un dissuasore per roditori dovrebbe lavorare in tale range di frequenze. Non appena i roditori vengono colpiti dagli ultrasuoni entrano in uno stato di forte stress che può scomparire solo allontanandosi dalla causa, ovvero uscendo dall’ ambiente protetto. In caso contrario gli ultrasuoni colpiscono il sistema neurovegetativo dell’animale, con effetti di stordimento, nausea, perdita di appetito, diminuzione della prolificità, in casi estremi shock. Ovviamente non bisogna posizionare tali apparecchi in una stanza dove siano presenti roditori domestici come criceti, cavie, gerbilli, ecc. Anche i furetti ed altri piccoli mammiferi domestici possono venir fortemente disturbati da tali frequenze, mentre cani, gatti, uccelli ed animali da cortile non dovrebbero risentirne.
Dissuasori per insetti
Alcune specie di insetti in grado di produrre o di percepire suoni nelle frequenze ultrasoniche sono influenzate da un suono ad alta frequenza.
Tuttavia ci sono state poche ricerche scientifiche per stabilire se gli ultrasuoni possano produrre risultati efficaci per il controllo di tutti insetti. Alcuni insetti rispondono agli ultrasuoni, mentre altri non sembrano disturbati. Alcune ricerche molto particolari sulle falene e libellule hanno evidenziato che fuggono dagli ultrasuoni in aria dimostrando che tali specie reagiscono alla loro presenza.
Purtroppo non esiste una ricetta magica per proteggere gli esseri umani da tutti le migliaia di specie di insetti che infestano le nostre vite.
Ragni, zanzare, formiche, scarafaggi, pulci, zecche api e mosche sono probabilmente in grado di percepire la pressione sonora creata da dispositivi ad ultrasuoni, e di reagire in qualche modo, anche se con un solo rallentamento dell’attività o stordimento ma questo non significa che se ne andranno rapidamente perché un potente effetto repellente, a differenza dei roditori, non è facilmente prevedibile.
I dissuasori ultrasonici a frequenze molto elevate (60-100 KHz) e modulati in frequenza, sembrano efficaci nell’allontanare gli insetti volanti, in particolare le falene (farfalle notturne) visto che simulano gli ultrasuoni dei pipistrelli, i loro maggiori predatori. Queste frequenze potrebbero disturbare i piccoli roditori domestici ed i furetti, per questo non vanno posti nelle stanze dove sono presenti questi animali.
Dissuasori per gatti, cani, volpi, ecc.
Felini, canidi ed altri mammiferi di taglia media o grande possono essere infastiditi da ultrasuoni a frequenze relativamente basse, al limite dell’udibile (18-27 KHz), mentre non dovrebbero risentire delle frequenze più alte, usate per i roditori e gli insetti. Tale range di frequenza può risultare udibile e fastidioso per certe persone (in particolare bambini e sulle frequenze intorno ai 18-21 KHz) ma generalmente ciò non succede. Rispetto alle frequenze più alte usate per roditori ed insetti, queste sono meno direzionali, si dissipano meno facilmente e permettono una più ampia copertura di superficie.
Costruzione di una rete interrata
Gli ungulati, in particolare i cinghiali sono dotati di grande forza, capaci di scavare buche profonde anche 50 cm o di caricare le normali recinzioni nel tentativo di forzarle. Una semplice staccionata o una rete tradizionale potrebbe non essere sufficiente a scoraggiare questi grossi ungulati ad accedere alle vostre coltivazioni. Una recinzione seminterrata deve raggiungere una profondità di circa 50 cm, deve possedere un sistema di dissuasione allo scavo e deve essere molto solida. Se deve impedire l’ingresso ad animali saltatori come caprioli, daini e cervi, la rete dovrà essere alta almeno 2 m, altrimenti potrà essere di circa 120-150 cm. Una rete interrata e a maglie strette vi proteggerà non soltanto dalle incursioni dei cinghiali e di altri ungulati ma impedirà l’accesso anche ad altri animali quali roditori, talpe, gatti, ecc.
Materiale occorrente:
- pali di legno appuntiti
- catrame o altro impregnante e pennello per impermeabilizzare
- rete metallica a maglie strette a scelta
- filo di ferro di buon diametro
- rete a maglia stretta a scelta
- cemento, sabbia e assi per formare eventuali casseri
- chiodi a U, tondini di ferro
Scavo e messa in opera dei pali
La prima operazione è l’impermeabilizzazione dei pali di legno per almeno 60 cm. Si pennellano con il catrame liquido (per esempio) e solo quando asciutti si possono utilizzare.Scavata la trincea, profonda almeno 50 cm, a 2 metri uno dall’altro si effettuano con una vanga da giardinaggio buchi quadrati di circa 30 cm di lato, profondi altrettanto. Sul fondo di ogni buco andranno infissi, per almeno 20 cm, i pali utilizzando una trivella per fare il primo foro d’invito. Conviene porre sempre un’asse di legno sulla testa del palo, così da ridurre i rischi di fessurazione mentre si utilizza la mazza per infiggerlo nel terreno, e/o posizionare una robusta fascetta a circa 3 cm dalla sommità del palo. Una volta verificato l’allineamento dei pali, nei fori quadrati si getta il cemento. Nel caso di terreno sabbioso o poco consistente si dovrà formare con assi di recupero un piccolo cassero. Una volta che il cemento avrà fatto presa si impermeabilizza col catrame il punto di raccordo fra palo e blocco di cemento.
Fissare la rete
Il filo di ferro va teso fra un palo e l’altro in almeno tre punti: alla sommità, qualche centimetro sopra il livello del terreno, qualche centimetro sopra i blocchi di cemento; meglio inserirne un quarto a metà dell’altezza fuori terra. Si fissa ai pali con i chiodi a U. A questo punto si stende la rete, si fissa ai pali e si ferma ai fili di ferro tesi orizzontalmente.
Dissuasori dello scavo
Per rendere più difficile l’operazione di scavo di animali dalla grande forza e dal carattere caparbio come i cinghiali si deve intervenire in due modi. Il primo, molto semplice, consiste nell’addossare sul lato esterno della rete tutti i sassi che sono emersi durante lo scavo della trincea ed eventuali altri detriti disponibili. Il secondo è una vera e propria barriera. Si taglia la rete in fogli lunghi circa 50 cm e li si dispone sul terreno a una profondità di 10 cm, dopo avere parzialmente riempito la trincea di scavo. Per fissarla ancora di più si tagliano delle sbarre in ferro, si piegano a U e si infiggono nel terreno sul lato verso l’esterno.
A questo punto la rete sarà a prova di cinghiale, nonché di istrice, talpa, tasso, roditori, ecc.
Per terminare
Come rifinitura, pennellare di catrame la testa dei pali di legno e ricoprirli con dei cupolini così che l’acqua sgrondi e non sia assorbita. Chi ama il colore può utilizzare pali di legno di castagno già pelati, colorarli con una vernice all’acqua e rifinirli con un impermeabilizzante. Il legno di castagno così trattato ha una durata sorprendente.
Cosa significa “biosoluzioni” ?
Soluzioni ecologiche, rispettose dell’ambiente e della vita, ai problemi con gli animali nocivi e l’ambiente.
Da quando l’uomo ha iniziato a incrementare mezzi e metodi per sfruttare al massimo le risorse naturali senza pensare alle conseguenze, sono aumentati in modo esponenziale i fenomeni di interazione tra la fauna selvatica e l’attività antropica. Va ricordato che i danni subiti non sono da imputare alla fauna bensì sono la conseguenza dello stile di vita dell’uomo moderno.
L’associazione MIFA onlus si prefigge pertanto lo scopo di proporre, ideare e indirizzare le singole persone, le Amministrazioni e gli Enti sensibili alle tematiche ambientali e naturalistiche verso metodi di controllo ecologico e di prevenzione dei danni.
In questa sezione sono presenti riferimenti alle più diffuse problematiche che vedono interagire la fauna selvatica e gli agroecosistemi ma non solo, MIFA onlus è impegnata in progetti di informazione e divulgazione relativi a tre filoni importanti di ricerca scientifica:
1) ROAD ECOLOGY
2) WILDLIFE CONTRACEPTION
3) WILDLIFE MANAGEMENT


