BIODIVERSITA’ 2010
DONAZIONI
  • Assessment of Population Structure of Coyotes in East-Central Alabama using Microsatellite DNA
    Canis latrans (Coyotes) are a management concern in the southeastern US because of their potential impacts on agriculture, other wildlife species, and human health and safety. This region is part of a recent range expansion by Coyotes, and information about their population structure in the southeastern US is lacking. In this study, we used microsatellite DN […]
  • Speed kills: ineffective avian escape responses to oncoming vehicles
    Animal–vehicle collisions cause high levels of vertebrate mortality worldwide, and what goes wrong when animals fail to escape and ultimately collide with vehicles is notwell understood.We investigated alert and escape behaviours of captive brown-headed cowbirds (Molothrus ater) in response to virtual vehicle approaches of different sizes and at speeds rangi […]
  • Cowbird responses to aircraft with lights tuned to their eyes: Implications for bird–aircraft collisions
    Collisions between birds and aircraft (bird strikes) are expensive, risk human lives, and increase bird mortality. Aircraft lighting has been proposed as a potential means of enhancing avian responses to aircraft. Determining the optimal changes to lighting to reduce bird strikes is a complicated problem because avian visual systems differ markedly from that […]
  • Predator-induced renesting and reproductive effort in indigo buntings: more work for less pay?
    Renesting after nest predation is ultimately an adaptive response to increase productivity in birds. However, renesting also increases reproductive effort to replace lost clutches. We investigated the consequences of this increased reproductive effort by determining whether renesting in female indigo buntings (Passerina cyanea) is associated with a decline i […]
  • Evaluating landowner-based beaver relocation as a tool to restore salmon habitat
    Relocating American beavers (Castor canadensis) from unwanted sites to desirable sites (i.e., where damage exceeds stakeholder capacity) has been posited as a method to enhance in-stream habitat for salmonids in the Pacific Northwest region of the US; however, no studies have evaluated this method. From September–December 2011, we trapped and relocated 38 nu […]
  • Improving the odds: Assessing bait availability before rodent eradications to aid in selecting bait application rates
    Rodent eradications undertaken on tropical islands are more likely to fail than eradications undertaken at higher latitudes. We report on 12 independent rodent eradication projects undertaken on tropical islands that utilized the results of an in situ bait availability study prior to eradication to inform, a priori, the bait application rate selected for the […]
  • Using novel spatial mark–resight techniques to monitor resident Canada geese in a suburban environment
    Context. Over the past two decades, an increase in the number of resident (non-migratory) Canada geese (Branta canadensis) in the United States has heightened the awareness of human–goose interactions. Aims. Accordingly, baseline demographic estimates for goose populations are needed to help better understand the ecology of Canada geese in suburban areas. Me […]
  • AN INDIVIDUAL-BASED MODEL FOR FERAL HOGS IN GREAT SMOKY MOUNTAINS NATIONAL PARK
    The expansion of feral hog (Sus scrofa) populations in the United States has resulted in increased efforts to develop and implement control strategies designed to minimize the impacts done by this invasive species. We describe an individual-based model for feral hogs in Great Smoky Mountains National Park (GSMNP). The objectives of the model are to provide a […]
  • Wildlife in Airport Environments: Appendix, Index and Back Cover
    In 1990, the 190 member nations of the International Civil Aviation Organization (ICAO) adopted, in Annex 14 to the Convention on Civil International Aviation, three recommended management practices regarding bird hazards to aviation. The recommended practices required that aviation authorities within each nation (1) assess the extent of the hazard posed by […]
  • Wildlife in Airport Environments: Chapter 14 Avian Survey Methods for Use at Airports
    Adverse effects and damage caused by interactions between humans and wildlife are increasing (DeStephano and DeGraaf 2003). To manage wildlife effectively- whether to mitigate damage, to enhance safety, or to reach conservation goals-wildlife biologists must identify hazards posed by or to members of a particular species (Le., a population) or guild, and the […]
Vespe e calabroni: come difendersi senza nuocere all’ambiente e possibilmente senza ucciderli.

 

Vespa crabro (Calabrone)

Sia vespe che calabroni, come tutti gli animali selvatici non hanno alcun interesse a pungere l’uomo se non quando direttamente minacciati: quando vedete una vespa o un calabrone (ma anche più di uno, non spaventatevi!) gironzolarvi intorno ed appoggiarsi su di voi state tranquilli, dopo un po’ se ne andrà. Quando siete al mare bagnati d’acqua dolce dopo aver fatto la doccia, le vespe potrebbero appoggiarsi su di voi e lo fanno solo per bere qualche goccia d’acqua! L’importante è non farsi cogliere dal panico agitando le braccia, degli stracci cercando di allontanare gli animali o peggio di ucciderli: così facendo finireste soltanto per innervosirli e richiamare “i rinforzi” con una maggiore probabilità di essere aggrediti. Dovete sapere infatti che alcuni imenotteri sociali tra cui vespe e calabroni quando vengono molestati o schiacciati liberano dei feromoni (sostanze volatili che servono per comunicare con gli individui della stessa specie), un segnale d’allarme che richiamerà altri individui pronti ad attaccare. Ripeto che non si tratta di attacchi casuali ma sempre innescati da una minaccia/uccisione di qualche individuo.

 

Per prevenire l’avvicinamento di vespe e calabroni evitate di lasciare in giro sostanze zuccherine, residui di frutta, bucce, ma anche altri residui alimentari come carni o pesce (vespe e calabroni a differenza delle api si nutrono anche di carni).

 

Evitate assolutamente gli insetticidi: sono un vero e proprio flagello ambientale, oltre che tossici e pericolosi per la salute umana e degli animali domestici. Non sono selettivi ed uccidono tutti gli insetti e aracnidi senza distinzioni. Sono responsabili della morìa delle api e di altri insetti pronubi di cui ne stanno piano piano determinando l’estinzione. Gli insetti pronubi (impollinatori) sono alla base della riproduzione della quasi totalità dei vegetali di cui ci nutriamo e di cui si nutrono altre specie animali. Se dovessero diminuire ancora gli insetti pronubi ciò avrebbe effetti catastrofici anche sulla vita umana.

 

Ricordate che le vespe ed i calabroni sono utili a mantenere l’equilibrio negli ecosistemi e anche se non direttamente, sono utili all’uomo in quanto controllano molti insetti nocivi in agricoltura.

 

Cosa fare se vi ritrovate un favo di vespe nel giardino o sul terrazzo?

 

1 – Ricordate quanto detto sopra, ovvero che se non molestati difficilmente tali animali vi rincorreranno per pungervi, poiché non è proprio nel loro interesse. Ho ospitato per un’estate intera un favo di vespe sul terrazzo: se queste si abituano a riconoscere le persone come “non pericolose” potrete tranquillamente ignorarvi a vicenda. Davo addirittura loro da mangiare dei pezzettini di frutta in prossimità del favo! Le vespe sono imenotteri sociali la cui intelligenza non è da sottovalutare, anche se è diversa da quella di un mammifero.
2 – Vi conviene lasciarle stare poiché le vespe  formano colonie stagionali: tutti i componenti della famiglia (cioè maschi, operaie e la stessa madre fondatrice del nido) si estinguono naturalmente in autunno con l’arrivo dei primi freddi; sopravvivono soltanto alcune femmine fecondate, che riescono a svernare in anfratti (sotto tetti, entro cassonetti delle tapparelle, crepe dei muri, ecc…) e che in primavera daranno inizio ad una nuova colonia. Se proprio non potete fare a meno di ucciderle poiché si tratta di situazioni veramente pericolose, cercate di richiedere l’ intervento di personale specializzato che non faccia uso di insetticidi di sintesi o particolarmente residuali (cioè che permangono nell’ambiente). Soprattutto accertatevi prima che invece di vespe non si tratti di api, animali protetti dalla legge ed  in via di estinzione: in questo caso è previsto l’intervento gratuito di un apicoltore che rimuoverà l’alveare. In caso di problemi di api o affini si rimanda all’articolo specifico. Per calabroni e vespe, riveste particolare importanza la prevenzione.

PREVENZIONE: Per prevenire nuove colonizzazioni da parte di vespe e calabroni ed evitare il loro occasionale ingresso all’interno delle abitazioni è spesso sufficiente l’installazione di zanzariere alle finestre, provvedere ad una accurata gestione dei rifiuti e degli alimenti, evitando l’abbandono incontrollato di sostanze organiche (in particolare zuccheri, carni, ed altre sostanze proteiche) fortemente attrattive nei loro confronti.

Vespe e calabroni (molto più raramente le api) possono costruire i favi in prossimità o addirittura all’interno degli edifici stessi, in luoghi tranquilli e riparati.

Per evitare spiacevoli sorprese è perciò opportuno:

·       Controllare già a partire dai mesi di marzo ed aprile periodicamente quelle parti degli stabili solitamente preferiti dalle vespe per nidificare quali solai e sottotetti, cassonetti delle tapparelle, altri manufatto con fessure comunicanti con l’esterno (cassette contatori, ecc…) ispezionati raramente alla ricerca di eventuali favi in corso di formazione e rimuovendoli tempestivamente.
·      Sigillare crepe o fessure eventualmente presenti in pareti esterne o comunicanti con anfratti nonispezionabili (innesti tubazioni e canalizzazioni, ecc..).
·       Utilizzare prodotti repellenti per gli spazi non raggiungibili che possono diventare siti di nidificazione, ad esempio cassonetti di tapparelle, sotto di coppi e coperture in genere (esempio pastiglie di canfora o naftalina, piretro, ecc.)
M. Cassotta
 
Le vespe del genere Polystes che ho ospitato nel mio terrazzo per una stagione
 
Una vespa fotografata da vicino in prossimità del favo che si trovava all’interno del buco
che si vede in figura. Si può notare come nonostante io fossi vicinissima al nido le vespe non
mi attaccassero, poiché mi “conoscevano” come “amica” e non pericolosa per loro.

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