BIODIVERSITA’ 2010
DONAZIONI
  • Diseases and Parasites [of White-tailed Deer]
    Wildlife biologists have long pursued understanding the ecology of diseases and parasites impacting white-tailed deer (e.g., see Whitlock, 1939), an important field of study because they can detrimentally affect deer populations, other wildlife, livestock, and humans (Davidson et aI., 1981). Diseases and parasites of white-tailed deer, perhaps more than any […]
  • Is Wildlife Going to the Dogs? Impacts of Feral and Free-roaming Dogs on Wildlife Populations
    In human-populated landscapes, dogs (Canis familiaris) are often the most abundant terrestrial carnivore. However, dogs can significantly disrupt or modify intact ecosystems well beyond the areas occupied by people. Few studies have directly quantified the environmental or economic effects of free-roaming and feral dogs. Here, we review wildlife-dog interact […]
  • Effect of GonaConTM vaccine on black-tailed prairie dogs: Immune response and health effects
    Management of prairie dogs in the past has included poisoning, fumigants, barriers, and relocation. Because of the diverse attitudes related to prairie dog management, nonlethal methods that allow the existence of prairie dogs but help minimize damage related to population growth need to be developed. GonaConTM is an immunocontraceptive vaccine that elicits […]
  • Feeding of grey squirrels (Sciurus carolinensis) with the contraceptive agent DiazaConTM: effect on cholesterol, hematology, and blood chemistry
    Grey squirrels (Sciurus carolinensis) are an invasive species in Britain and Italy. They have replaced native red squirrels (Sciurus vulgaris) throughout most of Britain, and cause damage to trees. Currently, lethal control is used to manage grey squirrel populations in Britain, but nonlethal methods might be more acceptable to the public. One such method is […]
  • Attempting to eradicate invasive Gambian giant pouched rats (Cricetomys gambianus) in the United States: lessons learned
    Gambian giant pouched rats (Cricetomys gambianus) are native to Africa, but they are popular pets in the United States. They caused a monkeypox outbreak in the Midwestern United States in 2003 in which 72 people were infected. A free-ranging population became established on the 400 ha Grassy Key in the Florida Keys, apparently after a release by a pet breede […]
  • Eradication of invasive rodents on islands of the United States
    Many invasive rodents have become established in the United States and its territories. The species include several species of Rattus, house mice (Mus musculus), Gambian giant pouched rats (Cricetomys gambianus), ground squirrels (Spermophilus parryii), nutria (Myocastor coypus) and marmots (Marmota caligata). These rodents have caused serious impacts to nat […]
  • Rodent population management at Kansas City International Airport
    Birds pose serious hazards at United States airports because of the potential for collisions with aircraft. Raptors, in particular, are hazardous to aircraft safety due to their size, hunting behavior, and hovering and soaring habits. Reduction of rodent populations at an airport may decrease raptor populations in the area and, therefore, reduce risk that ra […]
  • Vertebrate species introductions in the United States and its territories
    At least 1,065 introduced vertebrate species have been introduced in the United States and its territories, including at least 86 mammalian, 127 avian, 179 reptilian/amphibian, and 673 fish species. Examples in each major taxonomic group include domestic cat, small Indian mongoose, red fox, goat, pig, rabbit, rats, house mouse, gray squirrel, nutria, starlin […]
  • Coyote Capture Vulnerability Relative to Space Use and Trap Density
    Coyotes (Canis latrans) are reported to be less vulnerable to capture in familiar areas of territories, however, most studies do not control for trap density across the territory. We determined if accounting for trap density provided a better explanation of observed capture rates. Based on a sample of 24 captured coyotes (6 inside core areas and 18 on periph […]
  • Anthraquinone-based bird repellent for sunflower crops
    Non-lethal alternatives are needed to manage bird damage to confectionery and oilseed sunflower crops (Helianthus annuus). Ring-necked pheasants (Phasianus colchicus) can cause localized damage to newly planted sunflower, and blackbirds (Icterids) damage ripening sunflower annually in the United States of America. We conducted seed germination experiments, a […]
Vespe e calabroni: come difendersi senza nuocere all’ambiente e possibilmente senza ucciderli.

 

Vespa crabro (Calabrone)

Sia vespe che calabroni, come tutti gli animali selvatici non hanno alcun interesse a pungere l’uomo se non quando direttamente minacciati: quando vedete una vespa o un calabrone (ma anche più di uno, non spaventatevi!) gironzolarvi intorno ed appoggiarsi su di voi state tranquilli, dopo un po’ se ne andrà. Quando siete al mare bagnati d’acqua dolce dopo aver fatto la doccia, le vespe potrebbero appoggiarsi su di voi e lo fanno solo per bere qualche goccia d’acqua! L’importante è non farsi cogliere dal panico agitando le braccia, degli stracci cercando di allontanare gli animali o peggio di ucciderli: così facendo finireste soltanto per innervosirli e richiamare “i rinforzi” con una maggiore probabilità di essere aggrediti. Dovete sapere infatti che alcuni imenotteri sociali tra cui vespe e calabroni quando vengono molestati o schiacciati liberano dei feromoni (sostanze volatili che servono per comunicare con gli individui della stessa specie), un segnale d’allarme che richiamerà altri individui pronti ad attaccare. Ripeto che non si tratta di attacchi casuali ma sempre innescati da una minaccia/uccisione di qualche individuo.

 

Per prevenire l’avvicinamento di vespe e calabroni evitate di lasciare in giro sostanze zuccherine, residui di frutta, bucce, ma anche altri residui alimentari come carni o pesce (vespe e calabroni a differenza delle api si nutrono anche di carni).

 

Evitate assolutamente gli insetticidi: sono un vero e proprio flagello ambientale, oltre che tossici e pericolosi per la salute umana e degli animali domestici. Non sono selettivi ed uccidono tutti gli insetti e aracnidi senza distinzioni. Sono responsabili della morìa delle api e di altri insetti pronubi di cui ne stanno piano piano determinando l’estinzione. Gli insetti pronubi (impollinatori) sono alla base della riproduzione della quasi totalità dei vegetali di cui ci nutriamo e di cui si nutrono altre specie animali. Se dovessero diminuire ancora gli insetti pronubi ciò avrebbe effetti catastrofici anche sulla vita umana.

 

Ricordate che le vespe ed i calabroni sono utili a mantenere l’equilibrio negli ecosistemi e anche se non direttamente, sono utili all’uomo in quanto controllano molti insetti nocivi in agricoltura.

 

Cosa fare se vi ritrovate un favo di vespe nel giardino o sul terrazzo?

 

1 – Ricordate quanto detto sopra, ovvero che se non molestati difficilmente tali animali vi rincorreranno per pungervi, poiché non è proprio nel loro interesse. Ho ospitato per un’estate intera un favo di vespe sul terrazzo: se queste si abituano a riconoscere le persone come “non pericolose” potrete tranquillamente ignorarvi a vicenda. Davo addirittura loro da mangiare dei pezzettini di frutta in prossimità del favo! Le vespe sono imenotteri sociali la cui intelligenza non è da sottovalutare, anche se è diversa da quella di un mammifero.
2 – Vi conviene lasciarle stare poiché le vespe  formano colonie stagionali: tutti i componenti della famiglia (cioè maschi, operaie e la stessa madre fondatrice del nido) si estinguono naturalmente in autunno con l’arrivo dei primi freddi; sopravvivono soltanto alcune femmine fecondate, che riescono a svernare in anfratti (sotto tetti, entro cassonetti delle tapparelle, crepe dei muri, ecc…) e che in primavera daranno inizio ad una nuova colonia. Se proprio non potete fare a meno di ucciderle poiché si tratta di situazioni veramente pericolose, cercate di richiedere l’ intervento di personale specializzato che non faccia uso di insetticidi di sintesi o particolarmente residuali (cioè che permangono nell’ambiente). Soprattutto accertatevi prima che invece di vespe non si tratti di api, animali protetti dalla legge ed  in via di estinzione: in questo caso è previsto l’intervento gratuito di un apicoltore che rimuoverà l’alveare. In caso di problemi di api o affini si rimanda all’articolo specifico. Per calabroni e vespe, riveste particolare importanza la prevenzione.

PREVENZIONE: Per prevenire nuove colonizzazioni da parte di vespe e calabroni ed evitare il loro occasionale ingresso all’interno delle abitazioni è spesso sufficiente l’installazione di zanzariere alle finestre, provvedere ad una accurata gestione dei rifiuti e degli alimenti, evitando l’abbandono incontrollato di sostanze organiche (in particolare zuccheri, carni, ed altre sostanze proteiche) fortemente attrattive nei loro confronti.

Vespe e calabroni (molto più raramente le api) possono costruire i favi in prossimità o addirittura all’interno degli edifici stessi, in luoghi tranquilli e riparati.

Per evitare spiacevoli sorprese è perciò opportuno:

·       Controllare già a partire dai mesi di marzo ed aprile periodicamente quelle parti degli stabili solitamente preferiti dalle vespe per nidificare quali solai e sottotetti, cassonetti delle tapparelle, altri manufatto con fessure comunicanti con l’esterno (cassette contatori, ecc…) ispezionati raramente alla ricerca di eventuali favi in corso di formazione e rimuovendoli tempestivamente.
·      Sigillare crepe o fessure eventualmente presenti in pareti esterne o comunicanti con anfratti nonispezionabili (innesti tubazioni e canalizzazioni, ecc..).
·       Utilizzare prodotti repellenti per gli spazi non raggiungibili che possono diventare siti di nidificazione, ad esempio cassonetti di tapparelle, sotto di coppi e coperture in genere (esempio pastiglie di canfora o naftalina, piretro, ecc.)
M. Cassotta
 
Le vespe del genere Polystes che ho ospitato nel mio terrazzo per una stagione
 
Una vespa fotografata da vicino in prossimità del favo che si trovava all’interno del buco
che si vede in figura. Si può notare come nonostante io fossi vicinissima al nido le vespe non
mi attaccassero, poiché mi “conoscevano” come “amica” e non pericolosa per loro.

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